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MENOPAUSA: IL SEGRETO PER UNA SECONDA GIOVINEZZA

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Intorno ai cinquant’anni tutte le donne devono affrontare un momento delicato della loro vita, la menopausa. Per fortuna sono passati i tempi in cui questa esperienza era circondata da pregiudizi ed era considerata la fine della femminilità. Oggi a cinquant’anni la donna è nel pieno del suo vigore e della sua energia. Vediamo quindi insieme come si può affrontare al meglio questo delicato periodo.

QUANDO COMINCIA

A differenza degli uomini, che sono in grado di produrre cellule germinali, ossia spermatozoi, fino ad età avanzata, ogni donna ha un corredo di cellule uovo (ovociti) fissato alla nascita, che diminuisce a ogni ovulazione.  Molti ricercatori si sono chiesti il perché di questa differenza e la risposta, espressa in modo molto semplificato, è che in termini di risorse biologiche personali l’investimento richiesto al maschio per generare un figlio è infinitamente più piccolo (qualche spermatozoo). Per la donna significa, invece, mobilitare tutto il proprio corpo e tutte le proprie risorse per almeno nove mesi.

Con l’esaurirsi della scorta di ovociti, viene meno anche lo sviluppo dei follicoli ovarici che rilasciano quegli ovociti, ma che sono anche la principale fonte di produzione di estrogeni. Da quel momento la donna può contare solo su ben piccole quantità di estrogeni che sono comunque sintetizzati dalle ghiandole surrenali e dal fegato, proprio come avviene nei maschi. Gli androgeni sono ridotti del 50% ma il testosterone diminuisce solo di poco.

Ed è in buona parte per questo che il metabolismo inizia a somigliare maggiormente a quello degli uomini, esponendo le donne in particolare a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, che arriva a uguagliare quello dell’altro sesso. Fino alla menopausa, infatti, gli estrogeni prodotti dalle ovaie garantiscono un livello di colesterolo nel sangue inferiore a quello degli uomini (ovviamente a parità di altre condizioni, come dieta e attività fisica). E il colesterolo, come si sa, è uno dei principali fattori di rischio per queste malattie.

DISTURBI FREQUENTI

La menopausa è il momento in cui la donna cessa di essere fertile, ma comunemente si usa questo termine per indicare il cosiddetto climaterio, il periodo più o meno lungo in cui il sistema riproduttivo femminile inizia a dare i primi segni di “stanchezza” e compaiono i caratteristici disturbi che si protraggono per un certo tempo anche dopo la completa cessazione delle mestruazioni.

Secondo un’indagine dell’lstituto superiore di Sanità, il disturbo più diffuso e quello considerato più fastidioso dalla grande maggioranza delle donne (73%) è costituito dalle vampate di calore, seguite dalla sudorazione profusa e dai disturbi del sonno. Ma l’insieme di sintomi che in misura maggiore o minore colpisce tutte è molto più ampio: si va dall‘umore irritabile (che interessa il 43% delle donne) all’aumento di peso (37%), dai dolori articolari e muscolari (34%), al calo del desiderio sessuale e da problemi di secchezza vaginale (34-37%) a un diffuso senso di stanchezza (23%). Poco più del 20% incorre, poi, in uno stato di depressione.

Sempre secondo la stessa indagine, ogni donna sperimenta almeno un disturbo. Alcune condizioni invece sembrano migliorare, come per esempio l’emicrania, che con la menopausa pare attenuarsi per frequenza e intensità degli attacchi.

 Dobbiamo, quindi, rassegnarci al fatto che la menopausa comporti necessariamente una diminuzione della qualità della vita?

 LA RICETTA ORIENTALE

Gli studi epidemiologici a livello mondiale indicano che le donne orientali – e quelle dell’EstremoOriente in particolare – risentono molto meno dei disturbi della menopausa, appena il 20%, e spesso in modo comunque più attenuato. Tutto merito del patrimonio genetico? Quegli stessi studi ci dicono di no: giapponesi e cinesi migrate negli Stati Uniti e perfettamente integrate nello stile di vita di quel paese, soffrono la menopausa nello stesso modo e nella stessa misura delle connazionali di origine occidentale.

 Uno dei motivi per cui le donne orientali riescono a vivere meglio il climaterio è riconducibile al loro regime alimentare. Grazie alla massiccia presenza nella loro dieta di tè verde, bacche di goji, ma soprattutto di tofu, latte di soia e altre preparazioni di questo vegetale, le donne orientali assumono quantitativi molto elevati di fitormoni e, in particolare, di fitoestrogeni, che sono gli equivalenti vegetali degli estrogeni (la soia contiene oltre cento tipi di fitoestrogeni, ma la parte predominante è data dai cosiddetti isoflavoni, che hanno anche una potente azione antiossidante). Tuttavia, per ottenere i benefici della dieta orientale-che apporta un quantitativo di fitoestrogeni da due a quattro volte superiore a quelli di una corretta dieta mediterranea, e fino a 12 volte superiore alla dieta continentale- bisognerebbe stravolgere completamente le proprie abitudini alimentari, e non per poche settimane, ma per un periodo protratto, cosa non certo facile. Ma niente paura, si può facilmente aggirare il problema ricorrendo, su consiglio del medico, a integratori alimentari a base di isoflavoni della soia.

Una dieta con un apporto adeguato di isoflavoni può influire anche sull’osteoporosi, la riduzione della densità ossea (e il conseguente aumento della fragilità), che si sviluppa con l’avanzare dell’età e nelle donne tipicamente accelera dopo la menopausa. Lo scheletro non è, infatti, un’impalcatura statica, ma un sistema complesso che ha bisogno di sollecitazioni e di “lavorare” per restare in salute. Per questo è bene precisare che per contrastare efficacemente la fragilità ossea è comunque necessario cercare di attenersi a una dieta varia ed equilibrata, ricca di vegetali, frutta e con un adeguato apporto di vitamina D e calcio, e praticare regolarmente attività fisica, commisurata allo stato di salute generale.

Un discorso analogo vale anche per l’accentuazione della tendenza all’aumento di peso (che è associata al progressivo rallentamento del metabolismo tipico dell’età anziana) e alla distribuzione corporea del grasso, che si depone più facilmente nella regione addominale.

COME AGISCONO I FITOESTROGENI

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 I fitoestrogeni sono sostanze naturali, non-steroidee, contenute nelle piante, con azione estrogeno-simile. Anche avendo struttura chimica simile agli ormoni femminili, la loro attività biologica, ossia la loro potenza, è circa 1000 volte inferiore rispetto agli estrogeni prodotti dal corpo umano.

I fitoestrogeni imitano gli estrogeni perché la loro struttura chimica è molto simile a quella dell’estradiolo. Quando i fitoestrogeni entrano nel corpo, i recettori degli estrogeni del corpo li trattano come se fossero veri estrogeni. Pertanto, si comportano da interferenti endocrini perché sono sostanze chimiche che interferiscono con la normale funzione ormonale.

UNA DIETA COMPLETA E BILANCIATA, RICCA DI FITOESTROGENI DALL’ELEVATO POTERE ANTIOSSIDANTE PUO’ CONTRIBUIRE A RIDURRE ALCUNI DEI PRINCIPALI FASTIDI DELLA MENOPAUSA.

Vi proponiamo quindi di integrare l’alimentazione con questo prodotto del nostro laboratorio:

FORMULAZIONE SALUTISTICA PER IL BENESSERE IN MENOPAUSA

E.S. Trifoglio     Tit. lsoflavoni 8%       mg 100

E.S. Dioscorea  Tit.Diosgenina 10%   mg 100

E.S. Tit. Salvia Off.  (Sagex@)             mg 100

E.S. Tè verde    Tit Caffeina 5%           mg   50

E.S. Cimicifuga  Tit 2,5% Saponine      mg  50

E.S. Biancospino    Tit. 3%  Vitexina     mg 50

POSOLOGIA : 1 capsula al dì prima dei pasti

DESCRIZIONE DETTAGLIATA DEI COMPONENTI LA FORMULAZIONE

TRIFOGLIO (Trifolium Pratense L.)

Rappresenta l’alternativa naturale alla T.O.S. (Terapia Ormonale Sostitutiva). Il trattamento con isoflavoni del Trifoglio rosso è sicuro e ben tollerato, anche in donne con storia familiare di cancro al seno, non altera assolutamente la densità mammaria e non ha effetti negativi sullo stato di salute delle ossa e del sistema cardiovascolare, anzi si nota una tendenza ad un miglioramento di entrambi gli elementi. Gli isoflavoni, presenti nel Trifoglio si sono dimostrati efficaci nel controllo delle vampate di calore e negli sbalzi associati al periodo del climaterio.

DIOSCOREA (Dioscorea Villosa L.)

La Dioscorea è una pianta nota per le sue proprietà fitormonali. Essa contiene saponine steroidee quali la diosgenina, con struttura simile al progesterone. Per tal motivo, può essere utilizzata in associazione con altre piante ad attività fitoestrogenica per ristabilire gli equilibri ormonali durante il periodo della menopausa. Questo contribuisce non solo a ridurre le vampate di calore ma anche ad attenuare altri disturbi tra i quali la secchezza delle mucose vaginali, che può comportare un maggiore rischio di infezioni dell’apparato uro-genitale come vaginiti e cistiti recidivanti. La Dioscorea Villosa migliora inoltre il trofismo dei tessuti, sia della pelle che delle mucose, rallentandone l’invecchiamento, e potenzia il trofismo dello scheletro riducendone il processo degenerativo.

SALVIA OFFICINALIS (Salvia Officinalis L.)                

 La Salvia è da sempre considerata un’alleata femminile: questa pianta, infatti, è collegata alla simbologia della Luna ed è quindi ideale in tutte le “fasi” della vita di una donna. La sua            ricchezza di estrogeni vegetali, in particolare, la rende adatta ad alleviare le vampate di calore e a ridurre la sudorazione tipica della menopausa. ln uno studio clinico si è dimostrata l’efficacia di un estratto vegetale di foglie di Salvia Offiicinalis nel trattamento delle vampate di calore in 30 soggetti femminili che presentavano i sintomi sopra descritti. Dall’analisi dei dati sono emersi i seguenti risultati: in 20 donne sono completamente sparite le vampate di calore e la sudorazione notturna, 4 donne hanno dimostrato un buon miglioramento generale e le altre 6 una diminuzione dei sintomi. Tali risultati sono stati ottenuti dopo 3 mesi di terapia.

TE’ VERDE

Il tè verde suscita grande interesse terapeutico contro le malattie cardiovascolari. Sebbene le catechine del tè verde siano state ampiamente documentate per il potere antiossidante e l’effetto cardioprotettivo, studi recenti mostrano come questi polifenoli agirebbero anche per migliorare il profilo lipidico. L’integrazione con catechine del tè verde ha infatti rivelato dei risultati eccellenti nella riduzione dei livelli di LDL “colesterolo cattivo” nelle donne in postmenopausa.

L’Epigallocatechina gallato (EGCG) contenuta nel tè verde accelera inoltre il metabolismo basale e stimola la termogenesi. Questo processo riduce la conversione dei grassi assunti con la dieta in calorie, indirizzando i nutrienti (specialmente carboidrati e grassi) a produrre energia sottoforma di calore piuttosto che a sintetizzare tessuto adiposo di riserva. Agire sulla termogenesi permette, quindi, di tenere maggiormente sotto controllo il peso corporeo e di impedire l’accumulo di grasso, specialmente nel girovita e nella zona addominale.

CIMICIFUGA (Actaea racemosa)

E’ una pianta originaria degli Stati Uniti d’America, appartenente alla famiglia delle Ranuncolacee. La parte usata in fitoterapia, in quanto ricca di principi attivi, è il rizoma, ovvero la parte terminale del fusto, che sta sotto terra.  La Cimicifuga, detta anche “erba delle squaw”, era già usata nella medicina popolare degli Indiani d’America, proprio per la menopausa e i crampi mestruali.

Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che l’impiego della Cimicifuga in menopausa ha portato miglioramenti nei sintomi neurovegetativi quali vampate di calore, sudorazioni, mal di testa, vertigini, palpitazioni cardiache, ronzii alle orecchie, nervosismo e irritabilità, disturbi del sonno e stati depressivi.

I fitoestrogeni della Cimicifuga infatti sono in grado di legarsi ai recettori per la serotonina posti nell’Ipotalamo (nucleo di cellule nervose situato alla base del cervello), svolgendo così un’azione simile a quella di questo neurotrasmettitore noto anche come ormone del “buonumore”. Inoltre  è emerso che la pianta tende a ridurre i livelli di calcio e di fosforo nel sangue, e a favorire l’aumento della massa ossea, giustificando così il suo utilizzo per combattere l‘osteoporosi.

Precauzioni: non utilizzare la pianta in caso di malattie epatiche.

BIANCOSPINO (Crataegus Monogyno Jacq.)

Oltre alle vampate di calore, in menopausa insorgono altri sintomi vasomotori, tra i quali palpitazioni e tachicardia. È noto inoltre che alcune donne durante questo periodo soffrono di attacchi di ansia, che esasperano tali sintomi. Il Biancospino, grazie alle sue proprietà a livello cardiovascolare, tra le quali l’effetto cronotropo negativo (riduzione della frequenza cardiaca), è utile proprio nel trattamento di queste complicanze. L’effetto ansiolitico è dovuto principalmente ai flavonoidi, tra cui la vitexina, che agiscono diminuendo l’emotività e l’eventuale stato di agitazione che insorgono durante il delicato periodo della menopausa.