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LATTOFERRINA E COVID 19

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IL DIBATTITO E’ APERTO

I fari si sono accesi sulla lattoferrina dopo la pubblicazione a Luglio di un articolo su sito del quotidiano la Repubblica dal titolo: “Mangia il ferro di cui si nutre il virus, così la lattoferrina può combattere il Covid” citando una ricerca condotta dall’Università Tor Vergata di Roma in collaborazione con l’Università La Sapienza. In realtà molti esponenti della comunità scientifica hanno preso le distanze da questi studi, ma cerchiamo di capire su quale razionale si basa la scelta proprio di questa proteina.

CHE COSA E’ LA LATTOFERRINA

La lattoferrina è una molecola scoperta circa 50 anni fa le cui caratteristiche sono state descritte in più di 3000 studi. È abbondantemente presente nel colostro, il latte escreto subito dopo il parto, e protegge il neonato sin dai primi giorni di vita.  I dati clinici forniscono una forte evidenza che l’allattamento al seno riduce l’incidenza e/o la gravità delle malattie, e si è voluto indagare su quali siano i nutrienti a cui attribuire questa attività; tra questi, la lattoferrina è un componente chiave.

DOVE SI TROVA

La lattoferrina, conosciuta anche come lattotransferrina, è una proteina globulare multifunzionale. La si ritrova, oltre che nel latte materno, nelle secrezioni della mucosa gastrointestinale e in altre secrezioni come le lacrime e la saliva. Assieme alle IgA, offre un meccanismo di difesa contro batteri, virus e funghi patogeni. Svolge il compito di trasportare il ferro nel sangue, con capacità due volte superiori rispetto a quella della transferrina.

COME FUNZIONA

Le proprietà antimicrobiche della lattoferrina sono principalmente dovute alla sua capacità di legare il ferro, sottraendolo al metabolismo di quelle specie batteriche – come l’Escherichia coli – che dipendono da esso per la propria moltiplicazione e adesione alla mucosa intestinale (effetto batteriostatico); ha inoltre un’azione antibatterica diretta (battericida), grazie alla capacità di ledere gli strati più esterni della membrana cellulare (LPS) di alcune specie batteriche. È anche in grado di ridurre le citochine proinfiammatorie grazie alla sua capacità di entrare nelle cellule ospiti e di traslocare nel nucleo, regolando così l’espressione genica pro-infiammatoria e di potenziare la risposta immunitaria adattativa.

La lattoferrina svolge un ruolo protettivo anche nei confronti delle infezioni fungine. Si è dimostrato che nel trattamento delle infezioni gravi da Candida, aggiungere in terapia la lattoferrina riduce la quantità minima necessaria di antibiotico.

La chelazione del ferro spiega le sue proprietà antiossidanti e antivirali. Diversi studi hanno infatti descritto la sua attività nei confronti di virus avvolti e nudi, appartenenti a diverse famiglie tra cui Retroviridae e Papillomaviridae: l’effetto si verifica nella fase iniziale dell’infezione, impedendo l’ingresso di particelle virali nelle cellule ospiti, bloccando i recettori cellulari e/o legandosi direttamente alle particelle virali.

INTEGRATORI A BASE DI LATTOFERRINA

Soprattutto durante terapie a base di antibiotici, l’impiego di lattoferrina si è rivelato particolarmente efficace per proteggere le mucose intestinali promuovendo la crescita del bioma comprendente Bifidibacterium e Lactobacillus, che sono microrganismi il cui metabolismo è strettamente collegato alla biodispnibilità di ferro. Gli integratori a base di lattoferrina contengono solitamente anche FOS e prebiotici, che si attivano reciprocamente realizzando una potente sinergia funzionale.

Tali integratori vengono consigliati per la loro attività antinfiammatoria, antimicrobica, antiossidante ed immunomodulante; in particolare la resistenza di lattoferrina all’azione proteolitica degli enzimi gastrici, le permette di raggiungere l’intestino senza venire modificata.

LA DISPUTA SCIENTIFICA

Nell’ambito delle ricerche messe in campo per prevenire e contrastare Sars-CoV-2 un team dell’Università Tor Vergata di Roma in collaborazione con l’Università La Sapienza suggerisce che la lattoferrina svolga un ruolo protettivo bloccando l’interazione precoce tra virus e cellula ospite. Inoltre, la sua capacità di entrare nel nucleo potrebbe anche contrastare l’attivazione della tempesta di citochine, evitando così disturbi dell’omeostasi del ferro sistemica, polmonare o intestinale nonché esacerbazione della malattia.  Seguendo questo razionale la lattoferrina potrebbe quindi essere utilizzata anche in pazienti asintomatici o lievemente sintomatici per prevenire il peggioramento di Covid-19.

 Al momento però la comunità scientifica ha sollevato dubbi sullo studio, mancando ancora a loro avviso un’evidenza clinica e casistiche sufficienti.

Riportiamo a questo proposito le parole di Arrigo Cicero, presidente della Società italiana di nutraceutica (Sinut): “Numerosi studi clinici controllati, molti dei quali condotti su neonati, hanno confermato azioni microbicide e immunostimolanti della lattoferrina, osservate peraltro chiaramente in diversi modelli preclinici. Gli effetti più importanti sono stati osservati a carico del sistema gastrointestinale e genito urinario, molto meno a livello respiratorio. Tuttavia, non esiste alcuno studio clinico pubblicato ove si riporti un qualche effetto della lattoferrina sul coronavirus nell’uomo. “

Gli studi proseguono, vedremo se si apriranno nuove prospettive di utilizzo per questa proteina.

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