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EMICRANIA: UN DOLORE AL FEMMINILE

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L’emicrania è un disturbo neurologico che colpisce il sistema nervoso, causando alterazioni temporanee delle sostanze chimiche, delle strutture nervose e dei vasi sanguigni nel cervello. Le basi neurofisiologiche dell’emicrania sono ancora oggi poco conosciute, sono comunque coinvolti neurotrasmettitori come la serotonina e proteine della membrana neuronale come la cosiddetta pompa del sodio e del potassio e altri canali ionici della membrana cellulare. Circa le cause, diversi studi suggeriscono che la storia familiare o le caratteristiche genetiche possono avere un ruolo importante. Un attacco di emicrania può avere una durata che va da quattro ore a tre giorni e si manifesta in genere sotto forma di cefalea di intensità media o intensa, con dolore tipicamente pulsante, di solito su un solo lato della testa, che si aggrava con il movimento (come sollevare un peso, ad esempio) e talvolta è accompagnato da nausea e/o ipersensibilità alla luce o al rumore. In alcuni casi la fase dolorosa è preceduta dalla cosiddetta “aura”, caratterizzata da sintomi quali disturbi visivi (lampi di luce o zone cieche), capogiri, intorpidimento, formicolio o, più raramente, difficoltà a parlare.

L’impatto dell’emicrania non è limitato al momento dell’attacco: è stato dimostrato, infatti, che alcuni sintomi (come stanchezza, irritabilità, depressione) possono comparire prima che si scateni la crisi, oppure permanere anche per alcuni giorni dopo che la cefalea se n’è andata, compromettendo la capacità del paziente di svolgere le normali attività. Questa fase è chiamata postdromica e si manifesta con sensazione dolorosa nella zona dove si era presentata l’emicrania, stanchezza, difficoltà cognitive, sintomi gastrointestinali, cambiamenti dell’umore.

TIPI DI EMICRANIA

Sulla base della frequenza con cui possono ripetersi gli attacchi, è possibile distinguere tra emicrania “episodica” (fino a 14 giorni al mese) e “cronica” (più di 15 giorni al mese). L’emicrania episodica si evolve, nel 2,5% dei pazienti ogni anno, in emicrania cronica. I fattori coinvolti nella cronicizzazione possono essere “modificabili” (frequenza di almeno quattro episodi al mese; trattamento inadeguato dell’attacco; uso eccessivo di analgesici e caffeina; ansia e depressione; stile di vita scorretto; obesità) e “non modificabili” (appartenenza al sesso femminile; età sopra i 40 anni; basso livello socio-economíco; eventi stressanti come separazione, divorzio, vedovanza; traumi cranici e cervicali).

 FATTORI SCATENANTI

Il cervello emicranico è ipereccitabile e ha la caratteristica di convertire in dolore gli stimoli non dolorosi quali lo stress fisico o psicologico, le variazioni ormonali femminili, i cambiamenti climatici, le irregolarità del ritmo sonno-veglia, il digiuno.  In alcuni soggetti l’emicrania può essere indotta anche da altri fattori scatenanti (che possono incorrere fino a 24 ore prima della comparsa dei sintomi) quali, ad esempio, reazioni allergiche, utilizzo di pillola anticoncezionale, periodi pre e postmenopausa, luci intense, rumori, alcuni odori e profumi, fumo attivo o passivo, assunzione di alcol

o di cibi contenenti tiramina (vino rosso, formaggio stagionato, alcuni tipi di fagioli, fichi…), glutammato monosodico o nitrati (insaccati), nonché di altri alimenti come cioccolato, prodotti caseari, cibi fermentati o conserve, cipolle, banane, agrumi, avocado, nocciole.

COME Sl CURA

La terapia dell’emicrania può essere “acuta” quando mira ad alleviare i sintomi degli attacchi di emicrania nel momento in cui si presentano e “di profilassi” quando mira a limitare la frequenza, la durata e la severità degli attacchi ma anche ad aumentare la risposta ai trattamenti acuti e a ridurre la disabilità connessa all’emicrania. È importante sottolineare, poi, che ogni trattamento farmacologico deve essere associato alla rimozione di fattori scatenanti evitabili e all’adozione di un miglioramento delle abitudini.

Terapia acuta

Per quanto riguarda la “terapia acuta”, la scelta del trattamento farmacologico dipende da molti fattori, come la frequenza delle crisi, i sintomi correlati, le preferenze del paziente e la sua storia di emicrania. Generalmente chi è soggetto a pochi attacchi o a un dolore non particolarmente severo può tenere sotto controllo il disturbo con l’assunzione di medicinali analgesici e antinfiammatori , che bloccano la percezione del dolore come acido acetilsalicilico (Aspirina), paracetamolo, ibuprofene, diclofenac. Se però la disabilità associata all’emicrania inizia ad avere un certo impatto sulla vita quotidiana, possono essere utilizzate molecole selettive come gli ergotaminici, che causano il restringimento dei vasi cerebrali dilatati e i triptani agonisti della serotonina (5-idrossitriptamina), che agiscono favorendo la costrizione dei grandi vasi cranici e al contempo inibiscono il rilascio dei neuropeptidi infiammatori e i terminali nervosi perivascolari del sistema del trigemino.

Terapia di profilassi

 Esistono vari farmaci con dimostrata attività profilattica, la cui efficacia deve essere provata a dosaggi idonei e per periodi sufficientemente lunghi prima che uno di essi venga sostituito con un altro. Nella farmacoprofilassi si usano i beta-bloccanti, che bloccano i ricettori dell’adrenalina che intermedia le reazioni di stress: metoprololo, propranololo; antagonisti del ricettore dell’angiotensina come il candesartan; calcio-antagonisti, che influenzano l’attività della muscolatura vascolare come la flunarizina; sostanze che stabilizzano le proprietà elettriche delle membrane delle cellule nervose come gli anticonvulsivi: acido valproico e topiramato; antidepressivi triciclici che modificano l’attività di vari neurotrasmettitori come l’amitriptilina. Sono di scarsa efficacia invece gli antidepressivi come fluoxetina, paroxetina, sertralina o citalopram). La terapia profilattica deve essere seguita per un periodo di almeno alcuni mesi, durante il quale è importante valutare i possibili effetti collaterali nel singolo paziente.

Una nuova arma

L’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha di recente autorizzato una nuova categoria di farmaci specificamente studiati per la cura preventiva dell’emicrania. Si tratta degli anticorpi monoclonali anti-CGRP, diretti contro il peptide CGRP, responsabile della dilatazione dei vasi sanguigni e dell’infiammazione protagonisti delle crisi emicraniche.

Questa classe di farmaci, la cui somministrazione avviene per via sottocutanea, ha dimostrato di ridurre significativamente la frequenza degli attacchi e in alcuni casi di azzerarli completamente, con un ottimo profilo di sicurezza e tollerabilità e, non da ultimo, un marcato miglioramento della qualità di vita dei pazienti trattati.

IL RUOLO DEI NUTRACEUTICI NELLA PREVENZIONE DELL’EMICRANIA

 I principi nutraceutici che in questi ultimi decenni si sono dimostrati efficaci secondo studi clinici randomizzati e controllati sono sostanzialmente: la riboflavina (Vitamina B2) che è in grado di prevenire l’emicrania alla dose di 400 mg al giorno, il Coenzima Q10 o ubichinone  alla dose di 300 mg al giorno, il Magnesio utilizzato alla dose di 350 mg al giorno e il Partenio (Tanacetum parthenium) alla dose di 300 mg al giorno.

 Il meccanismo con cui funzionano i nutraceutici è, per quanto riguarda la riboflavina e il coenzima Q10, un potenziamento del metabolismo energetico. Il neurone del paziente emicranico notoriamente è caratterizzato da deficit del metabolismo energetico mitocondriale, che può venire stimolato dall’uso della riboflavina e del coenzima Q10. Il magnesio invece è un fisiologico regolatore dell’eccitabilità del neurone e antagonizza l’eccesso di attività eccitatoria del glutammato (il maggiore neurotrasmettitore eccitatorio del SNC).

Il Partenio (Tanacetum parthenium) è conosciuto per le sue proprietà antinfiammatorie ed esplica una notevole attività nei confronti delle emicranie, in particolar modo quelle definite vasomotorie, nelle quali si ha un’alternanza di stimoli sui vasi sanguigni che determina una vasocostrizione e una successiva vasodilatazione. Da un lato agisce sui recettori posti sulle terminazioni trigeminali la cui attivazione libera le sostanze vasodilatatorie come il peptide CGRP, dall’altro inibisce il rilascio piastrinico di serotonina e la sintesi delle prostaglandine.

 Gli elementi della pianta che contengono i principiattivi sono le parti aeree, in particolar modo le foglie, il cui periodo balsamico, in cui la concentrazione di sostanze officinali attive è massima, è poco prima della fioritura. Le sostanze principali contenute nel Partenio sono i flavonoidi, i sesquiterpeni, i polifenoli. Fra questi, il più importante per l’attività medicinale della pianta è il partenolide: queste sostanza ha la capacità di ridurre la contrazione della muscolatura liscia e la sua eccitabilità. Da questo si spiega l’utilizzo, fin dall’antichità, del Partenio, che rappresenta unutile rimedio per la dismenorrea e contro l’emicrania.

PER QUALUNQUE DUBBIO O CONSIGLIO RIVOLGITI AL TUO FARMACISTA DI FIDUCIA